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Visitando le nostre città d’arte rimaniamo ammirati dalla maestria e dalla bellezza delle opere lasciate dai nostri avi e riflettiamo sulla straordinaria tecnica raggiunta nei secoli passati ignorando che ognuna di quelle chiese o di quei palazzi è un sopravvissuto della storia, selezionato naturalmente da guerre, terremoti, incendi e inefficienze strutturali.

Fare politica con metodi nuovi era l’obiettivo degli aderenti a fuori dal Comune ma anche se non è decollata come noi speravamo, non è sopravvissuto alla storia come avremmo desiderato, la sua lezione è stata preziosa e molti degli spunti che ci spinsero a creare questo blog adesso vivono nel LABORATORIO 8 – Genova quindi diciamo si addio a fuori dal comune ma siamo sicuri che la sua scintillà vivrà in questa nuova esperienza sia dal vivo, tra la gente, che online nella reta.

a presto e buona LAB8!

Da qualche anno è ormai possibile, anche in Italia, parlare seriamente e senza rigidezze ideologiche di sicurezza. Non facile, ma possibile. A questo siamo arrivati per gradi, grazie all’impegno di Enti Locali abbastanza lungimiranti da rifiutare il tabù che pesava sull’argomento da sinistra e da impegnarsi in un serio forum di studio sul tema (il Forum Italiano sulla Sicurezza Urbana, FISU); grazie a campagne elettorali e mandati di governo (nazionale e locale) spesi a cercare di capire ed affrontare l’insicurezza dei cittadini; grazie al ruolo di facilitazione assunto dalle istituzioni europee e dalle organizzazioni internazionali, dove di questi temi si parla in termini tecnici e senza i pregiudizi della nostra politica ferma alla Guerra Freddda; attraverso, infine, una lunga sequenza di eventi, spesso gravi e tragici, di violenza, di ritorsione e di degrado. Poter parlare del problema è un ottimo punto di partenza.

Avere qualcosa da dire è il passo successivo e necessario, ma a conti fatti, non così scontato. Chi ha seguito il dibattito nato dalla decisione del Sindaco di Milano Letizia Moratti, di manifestare contro il governo per protestare contro l’insicurezza nella sua città, avrà notato quale povertà di argomenti sia emersa. Non solo da parte della Moratti, ma anche di Sindaci di Centro-Sinistra e del Governo che, con i suoi patti per la sicurezza ha probabilmente scelto il meccanismo decisionale più iniquo e distorsivo che una coalizione di come questa potesse produrre.

Se l’attuale classe dirigente nazionale ha poco da dire sulla sicurezza, probabilmente è bene iniziare a preoccuparsene, perchè questo potrebbe essere uno dei temi importanti per le sorti del Partito Democratico. L’insicurezza rischia di essere l’anticamera del conflitto; di mischiarsi alla povertà, formando miscele eplosive come nei paesi in via di sviluppo; può dare vita a tentazioni repressive o discriminatorie; più semplicemente, può portare a circondare le vite delle persone con più o meno metaforici muri, cancellando o abbandonando al degrado tutto ciò che stia al di fuori della sfera privata e protetta dell’abitazione, del luogo di lavoro, degli spazi aperti al pubblico a pagamento e strettamente sorvegliati.

Per questo vorrei, a partire da questo post, proporre una serie di temi e di opinioni su cui discutere, prima di tutto attraverso i commenti del blog. Negli ultimi due-tre anni ho avuto modo di lavorare e studiare molto su questi temi e sono convinto che parlandone insieme potremmo tirare fuori e mettere insieme un po’ di cose interessanti da dire, nel caso che qualcuno decidesse di chiedere la nostra opinione. Chi vuole partecipare è invitato. E se volete proporre argomenti che a me non sono venuti in mente, scrivetemi.

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    La conquista del movimento islamico radicale Hamas del controllo militare della striscia di Gaza ha riportato dopo circa un anno sui media italiani il quadro mediorientale dopo la seconda guerra del Libano del 2006 combattuta tra i miliziani sciiti dell’Hizbollah (partito di dio) e un limitato numero di forze dell’IDF, l’esercito Israeliano. Il conflitto, dopo tre settimane di combattimenti ha visto il dispiegamento di una forza di interposizione delle nazioni unite ad integrare il precedente contingente UNIFIL con un rinnovato protagonismo italiano seguito al ritiro dal quadro iraqueno con la fine della missione nuova Babilonia.

    Iniziato prima della sconfitta di Al Fatah, partito lealista all’attuale presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, si è assistito ad un pesante conflitto armato di 33 giorni tra i corpi speciali dell’esercito libanese e il movimento radicale palestinese definito dai media occidentale come di ispirazione Quaedista Fatah al Islam, conclusosi con l’apparente vittoria delle forze regolari libanesi nel campo profughi palestinese nel nord del Libano. Sempre in Libano nello stesso periodo un altro deputato anti siriano è stato ucciso da una autobomba in una lunga scia di sangue di cui Rafik Hariri è stato la vittima più eccellente.

    Allo stesso tempo dopo decenni di tregua armata le alture del Golan vedono di nuovo forti movimenti di truppe siriane al confine a cui risponde uno speculare stato di allerta di Tshal.

    Sullo sfondo di tutto questo la crisi nucleare iraniana, la caotica situazione iraquena e le dichiarazioni antisemite del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che annuncia come imminente il crollo del regime sionista.

    Come si legano questi elementi tra di loro? Quale può essere la possibile evoluzione del quadro mediorientale? Quali le possibili nuove alleanze? Quanto è grande il rischio di un conflitto militare su vasta scala per questa estate? Che ruolo avrà l’Italia in esso?

    Procediamo con Ordine

    Iran, la rivoluzione accerchiata

    Se la guerra IRAN-IRAQ 1980-1988 era servita ad evitare l’esportazione della rivoluzione Kohmeinista e sciita nel medioriente ed al contempo stremare il paese mesopotamico, la rimozione di Saddam da parte dell’esercito USA nella seconda guerra del Golfo del 2003 aveva, tra le sue priorità oltre al controllo dei campi petroliferi iraqueni in vista dello scontro con la Cina e la sostituzione del non più affidabile e sempre più fragile alleato saudita con un governo amico Iraqueno con cui controllare il nuovo medioriente il completamento dell’accerchiamento USA dell’Iran. Iniziato con la spinta americanizzazione dei piccoli stati del golfo persico dove gli USA tengono una consistente presenza militare è proseguito con l’invasione dell’Afghanistan con le basi USA di Ghurian e Farah e l’appoggio alle insurrezione beluce delle minoranze non persiane del sud dell’Iran, la strategia USA ha visto crescenti difficoltà di realizzazione nella sempre più incontrollabile situazione iraquena che ha visto crescere altresì l’influenza iraniana nella regione.

    L’iran tra i primi produttori al mondo di greggio ma soprattutto di gas vive una situazione interna esplosiva, alta inflazione, disoccupazione crescente, una popolazione giovanissima in cui manca una intera generazione spazzata via dalla guerra IRAN-IRAQ ed una economia quasi del tutto dipendente dall’esportazione di gas e petrolio la cui produzione non può essere aumentata a causa di sistemi produttivi arretrati non rinnovabili senza ingenti capitali stranieri. La stretta del regime islamico al potere sulla popolazione sempre più giovane e occidentale secondo alcune analisi vedrà il collasso del sistema Iran per il 2010-2012. L’attuale finestra geopolitica mediorientale permette tuttavia a Teheran un grado di enorme deterrenza che difficilmente potrà avere in futuro anche entrando in possesso della bomba atomica.

    Hizbullah lo stato nello stato

    Se pure non è da sottovalutare il grado di indipendenza dell’Hizbullah libanese e del suo leadear Nasrallah è indubbio il grado di unità religiosa economica e culturare tra l’iran ed il movimento sciita libanese. Nato come reazione all’occupazione Israeliana del Libano, Hizbullah costituisce uno stato nello stato e lo strumento di riscatto degli sciiti libanese, la parte della popolazione più povera tra le comunità che compongono il paese dei cedri. Durante la guerra del 2006 i guerrieri Hizbollah addestrati in Iran, utilizzando missili iraniani e tecnologia di guerra informatica iraniana hanno rappresentato un terreno di test importanti sia per la guerra aerea americana che tramite l’ex capo di stato maggiore Halutz proveniente dall’aviazione aveva fatto breccia nella strategia militare israeliana, sia per la forza militare iraniana che ha sondato i suoi sviluppi militari contro l’esercito dello stato ebraico. La reazione israeliana ha danneggiato l’arsenale di Hizbullah che ha rivendicato come “vittoria divina”, Nasrallah in arabo l’aver resistito all’avanzata di Tsahal ma ha sicuramente inferto un grosso colpo al potere di deterrenza israeliano.

    Hamas sognando al-Quds

    Il gruppo radicale palestinese ha una storia simile a quella di Hizbullah, nata durante la prima intifada e sostenuta nei suoi primi anni dagli stessi israeliani come contrappeso al potere di Al Fatah, ha costituito la sua forza oltre con la ferocia degli attentati kamikaze, anche se il numero di israeliani uccisi dagli attentati di Al Fatah rimane tuttora largamente superiore, grazie ad una capillare rete di sostegno sanitario, medico ed educativo alla popolazione palestinese dei territori radicandosi maggiormante nella striscia di Gaza. Nata come costola palestinese dei fratelli mussulmani egiziani, Hamas è entrata negli anni sempre di più nell’orbita iraniana che ha addestrato e armato i suoi uomini aiutando l’organizzazione a migliorare la gittata dei razzi Quassam lanciati dalla striscia verso il sud di Israele.

    Due esempi aiutano ad illustrare questo cambiamento, il primo è il caso dell’università islamica di Gaza dove le forze di Al Fatah entrate alla ricerca del soldato israeliano rapito Gilad Shalit trovarono un laboratorio clandestino di razzi dove militari delle forze speciali iraniane passati come “studenti stranieri” nei media italiani addestravano giovani palestinesi alla costruzione di razzi, il secondo la visita del primo ministro Ismail Haniyeh a Teheran di ritorno con svariati milioni di dollari fermato dalle forze israeliane al valico con la striscia di Gaza. 

    Vincitore delle prime elezioni democratiche palestinesi Hamas nonostante forti pressioni occidentali ed egiziane non ha mai realmente concesso nulla di concreto al riconoscimento della controparte israeliana partecipando al governo di unità nazionale nato dopo l’accordo della mecca con la benedizione saudita ma che non ha mai realmente governato preparando contemporaneamente il controllo della striscia di Gaza con la forza, attacco che per precisione e rapidità deve aver richiesto mesi di preparazione.

    Sempre disposti a dipingersi come cultori dell’ordine e amanti della pace agli occhi dei governi europei, principali sostenitori dell’ANP, Hamas ha trasformato la Philadelphy route, il confine tra Gaza e l’Egitto in un autostrada del contrabbando cercando di costruire una rete di tunnel e bunker sotterranei simili a quelli degli Hizbullah per difendersi dagli attacchi dell’aviazione israeliana mentre più di un rappresentante dell’ala radicale di Hamas annuncia l’applicazione della Sharia nella striscia prontamente anticipati dai sempre più presenti elementi wahabiti filo quaedisti ogni più impegnati a distruggere internet point, decapitare donne senza velo o chi viene trovato a bere alcool.

    Siria il Golan ed il controllo del paese dei Cedri

    Dittatura nazionalista governata dalla minoranza  alawita che governa sulla massa sunnita dove la locale organizzazione dei fratelli mussulmani assume un tono pragmatico in attesa di sviluppi futuri  ha visto negli ultimi anni l’espulsione delle sue truppe dal Libano dopo la rivoluzione dei cedri mentre Bashar al-Assad è sempre più dipendente dal punto di vista economico dall’alleato-padrono Iraniano. La mobilitazione di truppe sul confine con il Golan e gli appelli alla pace con gli Israeliani sembrano per ora strumenti per alzare la tensione nel più freddo dei confini israeliani degli ultimi 40 anni e mantenere allo stesso tempo un clima di confusione nei media occidentale in una regione perfetta per lo scatenamento di un casus belli.

    Questo l’arco di forze raggiunte dall’Iran, nella prossima puntata parleremo degli sciiti del sud dell’Iraq e del fronte anti Iran che si sta componendo  con l’inedita alleanza tra Egiziani, Sauditi, Israeliani, Al Fatah, Americani e Giordani, i rischi dell’escalation e le possibili evoluzioni nel West Bank ed in Israele.

    Viviamo in un periodo geo politico turbolento e magmatico in cui il sovrabbondante flusso di informazioni crea un costante rumore di fondo che scambiamo per conoscenza. I canali tradizionali di informazione mediatici e politici alimentano tuttavia la prosecuzione di schemi mentali precotti che forniscono benzina ai dibattiti pubblici che nella società italiana si trasformano automaticamente in bandiere di opposti schieramenti mortalmente contrapposti.

    Assistiamo quindi al riempimento sistematico dell’agenda politica del paese con estenuanti quanto vuoti dibattiti che espellono automaticamente la possibilità di una complicazione-semplificazione del tema affrontato liberandolo dalla bidimensionalità dello slogan.

    In questa ottica fuoridalcomune vuole essere un modesto punto di riferimento per chi desidera esporre informazioni, punti di vista e logiche che vadano oltre il pensiero comune imperante su temi di cui si è in grado di esprimere tali appronfondimenti.

    La scelta dei temi che verranno affrontati non avranno limitazioni geografiche o politiche mantenendo però il filo rosso dell’esposizione motivata e fuori dagli schemi per fornire a chi vorrà leggere i nostri interventi, dei possibili strumenti per affrontare in modo critico i problemi del mondo contemporaneo.

    Fuoridalcomune non ha una connotazione politica predeterminata ma guardando verso il possibile cambiamento del sistema politico, pone la sua attenzione verso l’area del nascente Partito Democratico come possibile grande novità nella storia politico culturale italiana che possa cambiare gli stessi tabù e pilastri attualmente occupati dai concetti di destra, sinistra e centro.

    Con sfumature diverse le persone che partecipano a Fuoridalcomune sperano e vogliono infatti che il PD rappresenti una possibilità di una cambiamento mentale, politico e generazionale troppo spesso rinviato rinunciando a quegli elementi di corporativismo, rigidità, ignoranza dei cambiamenti sociali, difesa acritica dei blocchi sociali tradizionali di potere sindacale e burocratico che stanno sempre più caratterizzando il centrosinistra italiano.

    Il sistema Fuoridalcomune non vuole essere una organizzazione verticistica ma crede invece in un sistema di contributi settoriali, motivati e modulati quindi invita tutti coloro i quali si ritrovano nei concetti espressi a partecipare con i loro commenti, articoli e voglia di partecipare.

    A presto e buone idee fuoridalcomune